Storia di Cervia
La produzione del sale
nella zona di Cervia era probabilmente già in funzione in periodo etrusco e
sicuramente già sviluppata in periodo romano.[2]
È possibile che vi siano stati differenti insediamenti per gli addetti alle
saline, forse anche stagionali. Un primo documento è del VI secolo,
e riguarda Geronzio, vescovo di Ficocle. Ficocle fu distrutta dall'esarca Teodoro nel 709 e in seguito, con il
nome di Cervia, venne edificata come città forte, esattamente al centro delle
saline. Nel 1701 Papa Innocenzo XII diede ordine di costruire la
città attuale in un luogo più salubre.[3]
Secondo una delle leggende la città di Ficocle sarebbe stata fondata da un
prode condottiero etrusco, Ficol, discendente di Giano, Re dei Latini,
che, desideroso di rovesciare la tirannia ravennate, avrebbe posto le
fondamenta di una città che portava il suo nome, com'era uso per la fondazione
delle città in quel tempo.
Lo storico ravennate Vincenzo Carrari
lasciò scritto nella sua "Storia di Romagna"
che il nome dell'antica Ficocle deriverebbe da un capitano greco, o dal
prefetto di Filippo I di
Macedonia, nominato Ficocle, di cui Livio
spesse volte fa menzione, o da Ficocle Arconte degli ateniesi, o dai
popoli Ficolesi che l'edificarono, posta da Plinio nella quinta Regione
d'Italia, o piuttosto da Ficolea, palude in cui era posta.
Pirro
Ligorio attesta essersi trovata nel 116 dell'era cristiana,
sotto le rovine del Foro di Traiano la seguente iscrizione:
In questa iscrizione con i più celebri ravennati e cesenati vengono
ricordati anche i cervesi, ma molti eruditi archeologi e anche Ludovico Antonio Muratori[4]
hanno posto in dubbio l'autorità di tale iscrizione. Probabilmente non è
originale in quanto nessun altro scrittore antico fa menzione della città di
Cervia, tale ipotesi è suffragata dallo scrittore Ferdinando Ughelli[5].
Girolamo Rossi
nelle sue "Storie Ravennati"[6] vuole che Cervia fosse fra le cinque più nobili città
componenti la pentapoli dell'Esarcato di Ravenna.
Il cardinale Ignazio Cadolini in una sua memoria stampata in Imola nel 1830 afferma che
l'antica Ficocle avesse tratto la sua origine dai Pelasgi, ai quali si deve
l'erezione non solo di essa, ma di anche molte città circostanti, tutte entro
il territorio della Regione Adriatica.
Ipotizzando la non veridicità della lapide di Pirro Ligorio, restano i soli
nomi di Ficocle o Ficode; ma questi nomi sembrano ignoti alla maggior parte
degli scrittori antichi, o, se per caso sono menzionati da qualche parte, si
pensa siano da riferire ad altre città e non all'antica Cervia.
Alcuni scrittori ritengono che il luogo fosse stato denominato Ficocle da
parte di antichi greci per le proprietà particolari del posto. Di questa
opinione è anche l'abate gesuita Pietro Antonio Zanoni
che, nel suo "de Salinis Cerviensibus", a pagina 94 vi è
scritto:
Infatti Phicocle deriva da φῦκος,
"alga", e da κλέος,
"fama"; come a dire luogo a celebre per alga marina, e questa nasce
spontaneamente ed in abbondanza lungo tutti i canali, e massime in quelli dello
stabilimento salifero, nel cui mezzo giaceva Ficocle. Gli abitanti chiamano
quest'erba in termine volgare biso, la quale non è che un'erba sottile,
capillacea simile al fieno che annualmente si toglie dai canali delle Saline
perché sia ilbero il corso delle acque.
Dagli albori del cristianesimo fino alla distruzione
Secondo gli statuti della città, il cristianesimo giunse intorno all'anno 50, per opera di Eleuterio,
che fu il primo Vescovo
inviato dall'Apostolo della Emilia Sant'Apollinare.
La storia però non fornisce notizie certe che questo Eleuterio fosse il primo
Vescovo di Ficocle, e non si conosce nessun altro che abbia ricoperto questo
ruolo fino al 500,
epoca in cui venne occupata da San
Geronzio. La sua nomina è comprovata da documenti storici risalenti appunto
a quell'anno, quando Papa Simmaco tenne un Concilio in Vaticano sull'invasione
dei territori ecclestiastici e sulle vessazioni dei sacerdoti, al quale
conciclio intervennero centotrè vescovi, tra i quali è nominato appunto
Geronzio Vescovo di Ficocle. Il medesimo vescovo partecipò al successivo consiglio
a Roma, ma mentre faceva ritorno alla sua Chiesa fu ucciso presso Cagli. Di tale morte
si ha traccia nel martirologio[7].
Nei Bollandisti si trova la vita di S. Geronzio, nel quali il più che si parla
è di Cagli, e specialmente del Monastero detto di San Geronzio, che esiste sin
dal VII
secolo, ed ha goduto di una certa fama per diversi secoli. L'esistenza di
un Vescovo prova che a quell'epoca Ficocle era già città.
Dal martirio di San Geronzio non c'è nulla degno di nota nelle fonti
storiche fino all'11 gennaio 595, quando, morto l'Arcivescovo di Ravenna, il suo successore si
fregiava anche del titolo di Vescovo di Ficocle. Nello stesso anno, Maurizio
Greco, tribuno dei soldati di Roma, compagno di Isacco, Esarca di Ravenna, lo denunciò di aver tentato di
di appropriarsi dell'Italia, e sotto questo pretesto, avendo simulato fedeltà
all'Imperatore, si fece giurare fedeltà dai soldati, e dei cittadini Romani.
Isacco, conosciuta la cosa, dopo aver mandato avanti le truppe a Roma, con
grandi doni si ingraziò i soldati Mauriziani e li fece passare dalla sua parte;
Maurizio, abbandonato dai suoi, fuggendo a Santa Maria Maggiore venne preso e
mandato a Ravenna, e fu decapitato in loco cui Ficundae nomen est, che
alcuni chiamano Ficocle, a dodici miglia da Ravenna.
Da quell'epoca fino al 649
non si ha altra notizia se non che Mauro, Arcivescovo di Ravenna, non potendo
intervenire al Concilio di Roma, convocato dal Papa Martino, mandò in sua vece
Mauro,Vescovo di Cesena, e Diodato, sacerdote Ravennate; ed al medesimo
concilio intervennero molti vescovi soggetti a Ravenna, tra i quali è
menzionato Bono Vescovo di Ficocle.
Nel 655 Pipino
diede in dominio perpetuo al Pontefice Zaccaria la Pentapoli, le città
dell'Emilia, e dell'Esarcato. La Pentapoli conteneva Ravenna, Cesena, Classe, Forlì e Forlimpopoli;
e questa Pentapoli, secondo Rossi, era una parte dell'Esarcato: l'altra la
chiamavano Emilia, la quale cominciando dal foro di Cornelio conteneva quelle città
che dall'Appennino comprendono Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza e fino al Po.
Nel 709, in
un'epoca piena di lotta e rancori, Ficocle subì la sorte solitamente destinata
ai vinti. Infatti narrano gli storici che Giustiniano comandò a Teodoro, il
quale, accresciuta la sua armata si stava recando in Sicilia, ad
affrettarsi a Ravenna per sottomettere al Romano Pontefice Costantino
l'arcivescovo Felice, reo di essersi ribellato. L'Arcivescovo ed i Capi della
fazione, venuti a sapere della cosa, chiesero soccorso a tutte le città della
Flaminia, e a tutto l'Esarcato, e dalle chiese soggette, tra le quali sono
nominate, la Ficoclese, la Comacchiese, quella di Forlimpopoli, di Cesena,
d'Imola e di Faenza.
Tomaso Tomai,
storico di Ravenna,
narrando di questo avvenimento scrisse:
Fu in questa circostanza che il valoroso cittadino di Ficocle Altobello Laschi,
andò con una milizia in soccorso di Ravenna e combatté l'esercito di Teodoro
facendogli perdere molti uomini, ma questo sforzo fu di poco aiuto contro il
numero dei soldati imperiali, di molto superiore alle sue poche forze. Il
risultato che ne seguì fu il saccheggio della città di Ravenna.
Teodoro, a questo punto, si rivolse contro la cittadina romagnola e, poiché
gli abitanti erano venuti a sapere dell'imminente sterminio ed erano fuggiti
dalla città, trovandola vuota, si accanì contro le mura e la distrusse sin
dalle fondamenta.
Questa distruzione non sancì la fine della piccola città di Ficocle, la
quale risorse a poco a poco grazie ai cittadini superstiti.
Il cambio
di nome ed epoca recente
Il Bricchi riporta il testo di una donazione fatta nel 815 al pontefice da Ludovico il Pio, successore di Carlo Magno,
la quale, trovandosi negli archivi vaticani,
asserisce:
Il cambio di nome da Ficocle a Cervia nell'VIII secolo,
come questo documento riporta, è dubbio, tuttavia è certo che ciò sia avvenuto
fra il IX
secolo e il 1000;
a tal proposito è riportato in un Concilio di Ravenna del 997:
Il 5
gennaio 1015 a Forlimpopoli,
Enrico IV, o secondo alcuni V, dopo la preghiera di Matilde e di altri principi
influenti, avesse sottratto il Cenobio di S. Vitale di Ravenna al dominio degli
Arcivescovi, così che quei Monaci fossero soggetti solo a lui medesimo, e tra i
possedimenti confiscati se ne enumerano molti situati nel cervese.
Le prime immagini di Cervia sono di alcune mappe del XV secolo
in cui appare come una città fortificata con tre ingressi collegati alla terra
ferma da ponti levatoi, un Palazzo Priorale, ben sette chiese e una rocca difensiva
voluta, secondo la leggenda, da Barbarossa.
Sicuramente la posizione geografica che la rendeva facilmente difendibile,
ma allo stesso tempo non poteva garantire agli abitanti una condizione
ambientale ed igienica ottimale. I canali che attraversavano la città e
alimentavano le saline erano salmastri ed era scarsa l'acqua potabile. L'area
che circondava le saline era dominata da aree acquitrinose dette
"valli" in cui erano diffusa la presenza della zanzara portatrice
della malaria. Durante la stagione invernale le piogge e il gelo rendevano
impraticabili le strade per cui anche gli spostamenti da e verso i vicini
centri maggiori erano difficoltosi. La crisi del XVII secolo
colpì pesantemente il nostro centro riducendone gli abitanti a poche centinaia.
Già nel 1630 si
cominciò a pensare al trasferimento di Cervia vicino alla costa, in una
posizione geografica più salutare. Si dovrà attendere però il 9 novembre
1697, quando Papa Innocenzo XII, firmò il Chirografo che
conteneva l'ordine e le modalità di ricostruzione della città nuova.
Il documento indicava esattamente il numero delle case da costruirsi, la
posizione della Cattedrale, del Palazzo Vescovile e delle carceri per una spesa
complessiva di 35-40.000 scudi. Ampio spazio fu lasciato per i due Magazzini
del Sale e la difensiva Torre San Michele, peraltro già costruiti dal 1691. I magazzini si
presentavano come edifici massicci, con pochi ingressi e particolarmente ampi
internamente in modo da potere contenere enormi quantitativi di sale, circa
13.000 tonnellate.
La
leggenda dell'origine del nome
Si narra che quando la città era interamente circondata dai boschi e dalle
foreste, uno dei maggiori frequentatori di questi spazi verdi fosse il vescovo
di Lodi e un giorno,
mentre l'uomo passeggiava in pineta, un cervo, riconoscendolo come funzionario
di Dio, gli si
inginocchiò davanti in segno di devozione.
Da quel giorno risultò naturale chiamare la città Cervia, non solo per
ricordare lo straordinario avvenimento, ma anche considerando che nelle pinete
limitrofe i cervi erano particolarmente numerosi.
Una versione sembrò convincere anche gli stessi cervesi, tanto che lo stemma
della città rappresenta proprio un cervo dorato inginocchiato su terreno verde.